La Roma, le rimonte e i due fattori che fanno soffrire i giallorossi
I punti persi da situazioni di vantaggio hanno fattori comuni che vanno dall’aspetto tattico a situazioni in cui i giallorossi soffrono da inizio stagione

Per la terza volta in stagione la Roma si è fatta rimontare quando era in vantaggio di due reti. Quella di Manchester è l'ultima rimonta da parte degli avversari che è costata punti ai giallorossi che in ottica futura e di raggiungimento degli obiettivi potrebbero risultare pesanti. In Champions infatti sono 6 i punti persi, mentre in campionato 2 e ci riferiamo allo scontro diretto con l'Inter in cui la formazione di Gasperini conduceva 2-0 all'intervallo non inserendo il match di Napoli. Tre partite che presentano similitudini per il loro sviluppo e aspetti su cui la Roma dovrebbe lavorare per il futuro per evitare ancora situazioni simili.
Manchester, l'ultima della serie
Quella dell'Old Trafford è stata l'ultima partita in ordine cronologico in cui i giallorossi sono stati ripresi dagli avversari. Diversi gli episodi che hanno portato al 3-2 finale che hanno un punto di partenza: il cambio ad inizio ripresa Pisilli-Mora. Con questa mossa Gasperini ha cercato di proteggere il doppio vantaggio e lo ha fatto snaturando la squadra che fino a quel momento aveva giocato abbastanza bene con tre attaccanti, con lo stesso Mora che aveva servito l'assist del vantaggio a Soulè prima e poi gli aveva dato anche la palla da cui è nato il rigore segnato da Malen. Pisilli serviva a contenere cercando di continuare a pressare gli avversari. Il risultato è stato una squadra più lunga tra i reparti che ha subìto e non è riuscita a stare bassa e ad uscire. Aspetti che in parte si erano visti anche contro il Real Madrid e anche qui ci potrebbe essere la similitudine dei cambi effettuati dal mister. Infatti al 63’ e pochi minuti dopo il gol del momentaneo 3-1 di Malen arrivato al 57’, sono entrati Pellegrini e Balerdi. Specialmente il numero 7 ha rilevato Soulè che era stato tra i migliori e l’assetto tattico era stato lo stesso, con la Roma che più passavano i minuti e più subiva le percussioni delle Merengues che qualche minuto prima avevano già inserito Endrick e Arda Guler, poi rivelatisi decisivi per la rimonta. È solo un dettaglio la modalità attraverso cui sono arrivati i gol. Da calcio d’angolo contro gli spagnoli e su azioni in verticale contro gli inglesi. Ciò che resta impresso è l’involuzione di gioco con un uomo in più in fase difensiva, rispetto ad uno più offensivo che avrebbe dovuto garantire più solidità e invece è avvenuto in entrambi i casi il contrario. Proprio analizzando queste due sfide troviamo altri spunti sui gol subiti dalla Roma, a cui si aggiungono anche quelli in campionato. Infatti, molti di questi sono arrivati da palle filtranti che hanno trovato scoperta la difesa, come il momentaneo pari del Cagliari segnato da Maldini, il momentaneo 2-1 di Lautaro contro l’Inter o la rete del momentaneo 2-0 del Napoli con McTominay. Stessa modalità dell’Old Trafford e da cui sono arrivati i corner contro il Real Madrid.
Le due situazioni di gioco in cui soffre la Roma
Qui si svela l’arcano, perché sono due le situazioni di gioco in particolare dove la Roma si è mostrata vulnerabile ed entrambe hanno a che fare con le rimonte subite: le palle inattive e le verticalizzazioni a difesa schierata di cui abbiamo già accennato. Soffermandoci sulla prima situazione di gioco, si può notare come proprio dalla partita contro l’Inter la Roma abbia sofferto gli avversari. Infatti prima della rete del 2-2 i nerazzurri avevano colpito una traversa e i giallorossi erano riusciti a sventare anche la ribattuta. Poi dal successivo sviluppo dell’azione è arrivato il pari. Anche a Napoli la gara è stata sbloccata da un gol in mischia – seppur da respinta – e in mezzo c’era stata la sfida con il Real con i tre gol presi da corner. A questo aggiungiamo altri due fattori. Pochi minuti prima del gol vittoria, i Blancos avevano già sfiorato la rete sempre da calcio d’angolo e anche a Manchester i Red Devils erano andati vicini alla marcatura in diverse occasioni sull’1-2, con Wesley che ha salvato un colpo di testa di Maguire. Si aggiunga poi la rete di Palma a Udine ad avvalorare il tutto. Delle verticalizzazioni abbiamo già parlato sopra e aggiungiamo soltanto che le imbucate sono arrivate in situazioni in cui la squadra era lunga. Non solo, perché quest’ultima situazione di gioco aveva portato la Roma a soffrire anche prima delle partite elencate, come ad esempio contro Atalanta, Fenerbahce e Torino.
La crescita passa da qui
Migliorando i due aspetti che hanno fatto subire reti alla Roma con la conseguente perdita di punti preziosi, la formazione di Gasperini potrebbe fare davvero quel salto di qualità che le manca per provare a conquistare lo scudetto. E non solo perché spesso in Italia vince il campionato chi ha la miglior difesa, ma soprattutto perché diventerebbe davvero solida subendo meno l’iniziativa avversaria in generale. I giallorossi non subiscono quando riescono a pressare gli avversari e a riconquistare davvero il pallone e sotto questo aspetto una mano potrebbe darla il rientro di Manu Konè che appare sempre più certo dopo la sosta di metà novembre. Ma anche mantere tre giocatori in attacco aiuterebbe di più e darebbe più equilibrio. È indifferente se dovessero esserci due esterni e un centravanti oppure due punte centrali e in giocatore alle loro spalle. In ogni caso i segnali di rischio si sono visti, non ripetere più situazioni già vissute diverse volte passa dal lavoro quotidiano e dalla consapevolezza dei propri punti deboli che possono essere trasformati in punti di forza.


