L'analisi di Fenerbahçe - Roma: tanto possesso, poca imprevedibilità, un punto pesante
Uno sguardo nel dettaglio nel bene e nel male alla sfida di ieri sera

Alla fine è un punto che pesa nella classifica della nuova League Phase di Champions League, ma dallo stadio Şükrü Saracoğlu la Roma torna a casa con la consapevolezza di aver lasciato qualcosa sul tavolo in termini di brillantezza e concretezza. L'1-1 finale contro il Fenerbahçe rispecchia solo parzialmente i valori visti in campo, raccontando una partita dal canovaccio tattico ben preciso, ma a tratti bloccato e privo di grandi organizzazioni offensive.
Il piano di Kartal e la trappola del blocco basso
Chi si aspettava un Fenerbahçe arrembante e aggressivo spinto dal pubblico di casa è rimasto sorpreso. Ismail Kartal ha impostato la gara su principi difensivi, rinunciando quasi del tutto al pressing alto per alzare un vero e proprio muro all'interno della propria metà campo. Con linee strettissime a protezione dell'area di rigore e una costante densità centrale garantita dal lavoro di schermo dei centrocampisti, i turchi hanno deliberatamente intasato i corridoi interni, lasciando il pallino del gioco alla Roma per poi provare a colpire esclusivamente nelle ripartenze veloci in campo aperto con Greenwood e Aktürkoğlu.
ROMA, TANTO POSSESSO E POCA IMPREVEDIBILITA' TRA LE LINEE
Di fronte a una struttura così chiusa, la squadra di Gasperini ha preso saldamente in mano il controllo del ritmo e del territorio, facendo registrare un lungo possesso palla che si è rivelato però principalmente sterile. La circolazione dei giallorossi è risultata fin troppo lenta e orizzontale, muovendo il pallone da un braccetto all'altro o allargando continuamente sulle corsie esterne senza riuscire ad allungare le maglie del Fenerbahçe.
Centralmente penetrare è stato quasi impossibile e qui è emerso il vero limite della prestazione romanista: la mancanza di imprevedibilità tra le linee. È mancata quella scintilla estemporanea, quel salto dell'uomo nello stretto o quella giocata di prima in grado di disordinare la linea difensiva avversaria. Da Matías Soulé prima, e dall'ingresso di Rodrigo Mora nella ripresa, ci si aspettava proprio la giocata in grado di ripulire i palloni negli spazi intasati e creare la superiorità numerica; senza questi guizzi, la manovra è rimasta fin troppo leggibile e prevedibile per i centrali di casa.
La soluzione da fuori e l'amnesia di inizio ripresa
Quando le vie centrali sono sbarrate e la profondità è del tutto negata - con un Malen spesso costretto a giocare spalle alla porta contro la fisicità di Škriniar e Aké - l'unica vera arma per scardinare un blocco così basso diventa la conclusione dalla distanza. Ed è stato proprio così che al 39' la Roma ha sbloccato il match: un destro preciso di Bryan Cristante dalla media distanza ha punito la passività del Fenerbahçe, trafiggendo Ederson e premiando l'unica vera soluzione logica a disposizione.
Il limite di un possesso sterile, tuttavia, sta nella costante esposizione al rischio della transizione negativa. A inizio ripresa (48'), una palla persa banalmente in fase di impostazione avanzata ha sorpreso la linea difensiva giallorossa scalata male sul ribaltamento di fronte. Greenwood ha trovato il corridoio per servire l'inserimento sul lato debole di Archie Brown, autore dell'1-1.
Nel finale di gara, complice un fisiologico calo d'intensità e un Fenerbahçe rinvigorito dal pareggio, la Roma ha preferito abbassare i ritmi per gestire il punteggio e proteggere un risultato positivo su un campo notoriamente ostile.


