Roma - Atalanta, la vittoria che racconta una squadra più consapevole
Ci sono vittorie che valgono tre punti e vittorie che raccontano qualcosa di più. Roma-Atalanta appartiene alla seconda categoria. Il 2-1 dell'Olimpico non è soltanto il risultato di una rimonta arrivata tra l'89' e il 93': è la fotografia di una squadra che, rispetto al passato, sembra avere acquisito una consapevolezza diversa dei propri mezzi.

La Roma ha vinto una partita che aveva largamente condotto, che avrebbe potuto chiudere prima e che, paradossalmente, si era ritrovata a inseguire. È proprio nella gestione di questo passaggio che emerge il dato più significativo: lo svantaggio non ha prodotto una crisi di fiducia.
Anzi, la squadra ha continuato a giocare.
I NUMERI RACCONTANO UN DOMINIO
La Roma ha prodotto 39 conclusioni contro le 6 dell'Atalanta. Ha avuto circa il 66-67% del possesso, conquistato 14 calci d'angolo contro uno e accumulato oltre 600 passaggi. La differenza è netta anche nella produzione offensiva: 3,25 expected goals per la Roma contro appena 0,77 dell’Atalanta.
Non è quindi una vittoria costruita sul caso.
L'Atalanta ha resistito soprattutto grazie a Carnesecchi, autore di nove parate. Il portiere nerazzurro ha tenuto in equilibrio una partita che, per volume di gioco e occasioni create, la Roma avrebbe potuto indirizzare molto prima.
Ed è proprio qui che bisogna leggere la prestazione giallorossa: la Roma non si è fatta condizionare dal mancato vantaggio e nemmeno dal gol subito.
IL GOL DI EDERSON NON CAMBIA LA PARTITA DELLA ROMA
Il gol di Ederson al 47' avrebbe potuto trasformare completamente il racconto della serata.
L'Atalanta passa avanti praticamente contro l'andamento del primo tempo, dopo una frazione nella quale la Roma aveva costretto più volte Carnesecchi all'intervento.
In passato, una situazione del genere avrebbe potuto generare frenesia, perdita di lucidità o una ricerca troppo affrettata della giocata decisiva.
Questa volta no.
La Roma ha continuato ad attaccare, ha mantenuto il controllo territoriale e ha continuato a portare uomini nell'area avversaria. Il pareggio di Hermoso all'89' è arrivato quasi come la naturale conseguenza di una pressione durata per tutta la partita. Poi, quando sarebbe stato facile accontentarsi del pareggio, la squadra ha scelto di continuare a giocare.
E al 93' è arrivato Soulé.
Questo è carattere. Ma è soprattutto consapevolezza.
NON SOLO CARATTERE: LA ROMA SA DI POTER VINCERE
La vera differenza rispetto a una semplice rimonta è la consapevolezza. La Roma, anche quando il risultato le dava torto, non ha smesso di credere nel proprio gioco: ha continuato ad attaccare, sfruttare l’ampiezza e riempire l’area.
I cambi hanno fatto la differenza, con Soulé protagonista, Molina e Castro utili ad aumentare la pressione e Dybala decisivo con l’assist per il gol della vittoria. Un segnale importante: la Roma ha oggi più soluzioni e non dipende da un solo giocatore per cambiare le partite.
UNA VITTORIA IMPORTANTE IN VISTA DELLA CHAMPIONS
Il dato più importante, quindi, non è soltanto che la Roma sia rimasta a punteggio pieno.
È come ci è riuscita.
Ha dominato per larghi tratti, ha colpito due legni, ha trovato davanti a sé un Carnesecchi praticamente insuperabile, ha subito un gol e non ha perso la propria identità. Poi ha avuto la forza di trasformare una partita che sembrava destinata al pareggio in una vittoria. In Champions serviranno maturità, capacità di reagire agli episodi negativi e soprattutto la convinzione di poter cambiare una partita fino agli ultimi minuti e contro l’Atalanta la Roma ha mostrato proprio questo.
In Europa non basterà giocare bene: serviranno carattere e convinzione per restare dentro le partite e provare a vincerle fino all’ultimo pallone.


